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La frequenza di rimbalzo (nota anche come bounce rate) è una delle metriche più interessanti da considerare analizzando un sito web.

Per frequenza di rimbalzo intendiamo la percentuale di utenti che arriva su una pagina del tuo sito web e non compie alcuna azione specifica, uscendo immediatamente dal sito.

Tenere in considerazione questa metrica è molto importante per diverse ragioni, dall’ottimizzazione del tasso di conversione al posizionamento sui motori di ricerca. Ecco gli argomenti che affronteremo in questa guida sul bounce rate, perché è importante e come fare per migliorarlo:

Cos’è il bounce rate?

La frequenza di rimbalzo o bounce rate rappresenta la percentuale di visitatori del tuo sito che, atterrando su una specifica pagina, finisce per uscirne.

Ciò vuol dire, in altre parole, che il bounce rate racchiude la percentuale di utenti che non porta a compimento alcuna azione o conversione. Per azione intendiamo ad esempio, lo scroll di pagina, la visita di altre pagine del sito, mentrew per conversione intendiamo l’azione prevista dalla pagina, che può essere l’iscrizione ad una newsletter o il click su una call to action (CTA).

In un certo senso, possiamo dire che la frequenza di rimbalzo è un indicatore della qualità del traffico ricevuta sul nostro sito: più sarà alta la frequenza di rimbalzo, maggiore sarà la fetta di utenti non interessata a compiere un’azione specifica. Una frequenza di rimbalzo bassa, invece, indica che i visitatori trascorrono del tempo sulla tua pagina e cliccano sui link disponibili in essa.

Come si calcola la frequenza di rimbalzo?

La frequenza di rimbalzo è estremamente semplice da calcolare: ti basterà dividere il numero di bounce della tua pagina del tuo sito per il numero totale di sessioni della stessa.

Bounce Rate = Tot. Rimbalzi Pagina X / Sessioni Tot x100 

Tuttavia, non è necessario calcolare questo dato manualmente: su qualsiasi tool di web analytics (Google Analytics, Adobe Omniture, Matomo ecc.) potrai accedere ad una panoramica completa sulla frequenza di rimbalzo del tuo sito e di ciascuna pagina, dispondendo di uno scenario più dettagliato per analisi e valutazione.

Quali sono le frequenze di rimbalzo medie?

Una delle domande più interessanti su questo tema riguarda la frequenza di rimbalzo “ideale” che un sito web deve avere. Beh, iniziamo col definire alcune medie. Secondo il rapporto di GoRocketFuel, la frequenza di rimbalzo media si aggira in una forbice che varia tra il 41 e il 51%. 

Tuttavia, questa percentuale potrebbe essere più o meno elevata a seconda del settore in cui operi e della natura del sito web stesso. Una ricerca di CustomMedia, infatti, ha confermato che categorie diverse di siti web rispondono a logiche diverse quando si parla di frequenze di rimbalzo:

  • La frequenza di rimbalzo media di un e-commerce si attesta nella forbice 20-45%
  • La frequenza di rimbalzo media di un sito B2B sale al 25-55%
  • La frequenza di rimbalzo media di una landing page può aggirarsi in una forbice 60-90%
  • La frequenza di rimbalzo di un blog arriva al 65-90%

Come puoi vedere, i fattori che definiscono la frequenza di rimbalzo sono diversi e non è sempre possibile stabilire un valore unico di riferimento. In linea generale, possiamo dire che una buona frequenza di rimbalzo non supera mediamente il 40%.

Come analizzare la frequenza di rimbalzo di un sito?

Analizzare la frequenza di rimbalzo di un sito può essere complesso, perché gli elementi da considerare sono molti ed è necessario avere un approccio sistemico. Ad esempio, non tutte le frequenze di rimbalzo alte sono negative e non tutte quelle basse sono positive; questa valutazione dipende dal settore in cui operi, dalla natura del sito web, dalla sua popolarità, dalla tipologia di visitatori (se nuovi o di ritorno).

Avere un bounce rate elevato non è necessariamente un problema. Secondo Google infatti: “Se il successo del tuo sito dipende dal fatto che gli utenti visualizzino più di una pagina, allora sì, una frequenza di rimbalzo elevata non è una cosa buona… D’altra parte, se hai un sito a pagina singola come un blog, oppure offri altri tipi di contenuti per i quali sono previste sessioni di una sola pagina, una frequenza di rimbalzo elevata è perfettamente normale.” 

In questa analisi, dovresti considerare:

  • La sorgente del traffico che ricevi. Da dove proviene il traffico del tuo sito web? I visitatori del tuo sito possono arrivare su una pagina con diverse modalità, dalle campagne a pagamento alla ricerca organica. I bounce rate possono essere anche molto diversi in base alla sorgente di traffico. Ecco perché dovresti sempre considerare questo elemento quando analizzi la frequenza di rimbalzo;
  • La tipologia di device utilizzato dai visitatori. Secondo le statistiche, chi si connette da mobile o tablet (la maggior parte di chi naviga online) ha bounce rate più elevati;
  • L’area geografica di connessione dei visitatori. Questo fattore influisce moltissimo sul bounce rate, soprattutto se hai un’attività locale. Supponiamo che tu abbia un ristorante sul litorale laziale: difficilmente un utente che vive a Trento potrà effettuare una prenotazione, a meno che non si trovi nei paraggi per una vacanza.

Perché le persone escono dal tuo sito senza compiere azioni?

Per moltissime ragioni un visitatore potrebbe “rimbalzare” via dal tuo sito web. Vediamone alcune:

  • La pagina su cui atterra l’utente è distante dalle sue aspettative: Ad esempio, supponiamo che tu abbia avviato una campagna a pagamento su Google e creato un annuncio per promuovere una TV 32 pollici a meno di 200 euro. L’utente che clicca si aspetta di trovare esattamente una TV 32 pollici a meno di 200 euro, ma invece si trova davanti ad una TV 65 pollici da mille euro. Questa delusione delle aspettative può indurre l’utente ad abbandonare senza compiere alcuna azione;
  • La scarsa ottimizzazione per il mobile: Alcuni siti web non sono ottimizzati correttamente per la navigazione da mobile. Per via del forte incremento di persone che accedono al web da mobile e poiché Google dà la priorità ai dispositivi mobili (mobile first approach), il tuo sito deve essere ottimizzato per questo tipo di traffico. Un sito con un buon design ma con tempi di caricamento elevati da smartphone non svolge la sua funzione correttamente e spinge l’utente a cercare altrove quello di cui ha bisogno;
  • Il sito è troppo difficile da comprendere: Un buon sito ha alla base un’ottima user experience e call to action chiare da rivolgere all’utente. Se mancano questi elementi, il visitatore potrebbe sentirsi disorientato e lasciare la pagina. Prova a fare un A/B test, potrai confrontare come si comportano gli utenti su due versioni della stessa pagina con design e inviti all’azione (CTA) diversi. Realizzare un test A/B significa che mostrerai una versione a metà dei tuoi visitatori e la seconda versione all’altra metà. I risultati potrebbero indicarti quale versione di pagina mantiene i visitatori sul tuo sito più efficacemente e per un periodo di tempo superiore;
  • Il design poco curato e accattivante: Se il design del sito è molto appealing, le chance di abbandono sono più alte. Hai pagine con blocchi di testo con una frequenza di rimbalzo elevata? Rendi la pagina più invitante e leggibile usando spazi bianchi e dimensioni dei caratteri maggiori, introduci dei sottotitoli per suddividere i blocchi di contenuto e opta per paragrafi brevi e facili da scorrere.

Come migliorare il bounce rate di un sito web?

Se vuoi migliorare la frequenza di rimbalzo del tuo sito, per prima cosa ti consigliamo di migliorare l’user experience e studiare approfonditamente il processo di navigazione ideale da far fare al tuo visitatore. Ad esempio, dovresti sapere perfettamente quale sia il percorso ideale che un visitatore dovrebbe compiere, dall’atterraggio sul tuo sito fino al compimento dell’azione desiderata.

Il secondo passaggio è l’ottimizzazione del sito: siti troppo lenti e pesanti possono disincentivare l’utente a compiere un’azione. Ti consigliamo poi di strutturare i contenuti in modo chiaro, soprattutto se hai un blog o un sito di notizie: far sapere fin da subito al visitatore cosa troverà nell’articolo è un ottimo modo per catturare la sua attenzione e farlo interessare a ciò che sta leggendo.

Come ottimizzare i contenuti per ridurre il bounce rate?

Per controllare il bounce rate, è importantissimo concentrarsi sull’ottimizzazione dei contenuti. Tutti i contenuti del tuo sito devono essere pensati per soddisfare lo specifico intento di ricerca dell’utente. Facciamo un esempio pratico: se un utente digita su Google “Come si prepara l’Amatriciana”, si aspetta di trovare un articolo che contiene la ricetta del famoso primo piatto. Se, invece, il risultato “promesso” dal titolo viene tradito, l’utente uscirà dal sito più velocemente di come è entrato.

Ecco perché ti consigliamo di curare con attenzione i tuoi contenuti: puoi farlo a partire da una strategia di content marketing che analizzi le esigenze dei tuoi lettori e che traduca questa analisi in una produzione (o revisione dei contenuti esistenti) di valore per l’utente.

La frequenza di rimbalzo è un fattore di posizionamento SEO?

Nonostante ci siano alcuni SEO che ritengono che il bounce rate sia direttamente collegato al ranking, Google ha smentito chiaramente questa ipotesi. Più volte Google ha specificato che la frequenza di rimbalzo non influisce sul posizionamento; tuttavia, ci sono alcune analisi che sembrerebbero mostrare una correlazione tra i fattori.

Non c’è quindi una risposta netta a questa domanda. Tuttavia, c’è da dire che spesso una cattiva frequenza di rimbalzo è direttamente correlata ad altri elementi che, invece, hanno una notevole rilevanza lato SEO come la già citata velocità di caricamento. Ecco perché, più o meno direttamente, il bounce rate è una metrica che ha a che fare con il posizionamento del sito sui motori di ricerca.

Migliora il tuo sito e scrivi contenuti di qualità

Ottimizzare il tuo sito e curare i contenuti sono due aspetti fondamentali per migliorare il tuo bounce rate. Se vuoi rendere il tuo sito web più performante e lavorare sul tuo tasso di conversione, contattaci per una consulenza preliminare.

Published On: venerdì, 16 Dicembre 2022 / Categories: Content Marketing /

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